Quando Josef von Sternberg, il regista di Hollywood nato a Vienna da una famiglia ebrea della classe operaia, la scelse per interpretare il ruolo della protagonista (la cantante di varietà Lola-Lola) in L'angelo azzurro(1930) progettato e girato come un crudo Kammerspiel-film e prodotto dalla tedesca UFA, Marlene Dietrich si portò dietro quell’aura di decadenza da cabaret della Berlino di Weimar in cui era solita esibirsi, irrompendo sulla scena internazionale con una forza travolgente che segnò la nascita del suo mito leggendario.

Con l’aiuto di un timbro di voce inusuale, delle famose gambe perfette e di una bellezza aliena in Der blaue Engel Marlene Dietrich cristallizzò gli aspetti della personalità di femme fatale che non erano mai emersi in maniera così compiuta nei suoi precedenti film ma tornarono costantemente in quelli successivi, trasformandosi in una artista la cui interpretazione del personaggio di Lola-Lola ipnotizzò per sempre pubblico e critica.    

La relazione simbiotica tra attrice e regista, uno dei binomi più prolifici della storia del cinema, continuò negli Stati Uniti con sei melodrammi esotici ed erotici alla Paramount, in cui le ambientazioni sofisticate accompagnavano la sovversione del decoro sociale, facendo rispendere il fascino seducente e volitivo della Dietrich. La maggior parte dei film vennero prodotti prima che il famigerato codice di Hays venisse rigorosamente applicato alle produzioni Hollywood, introducendo di fatto la censura.

Der blaue Engel, girato a Berlino nel 1929 simultaneamente in due lingue (inglese e tedesco) è il primo film sonoro e probabilmente l’ultimo esempio del grande cinema tedesco degli anni 20, basato sul romanzo Professor Unrath di Heinrich Mann (fratello del celebre Tomas) che narra la storia del degrado umano di un rispettabile professore di ginnasio innamoratosi di una cantante di cabaret, una donna sensuale membro del Lumperproletariat priva di aspirazioni e dedita solo al piacere.

Il film ha sullo sfondo la rivista di cabaret degli anni Venti, la forma di intrattenimento più popolare a Berlino, la cui struttura di spettacolo frammentato, consistente in una grande varietà di generi diversi (commedia, canzoni, pezzi danzati, numeri circensi) era affine alla schizofrenica esperienza della modernità urbana.

Nell’adattamento cinematografico von Sternberg opera una depoliticizzazione del romanzo originario, che era una sorta di critica alla falsa morale e ai valori corrotti della borghesia tedesca, eliminando la masochistica ribellione del professor Immanuel Rath (interpretato da Emil Jannings) contro la società e focalizzandosi invece sul suo desiderio di abnegazione per la soubrette Lola-Lola. Perso lo status di rispettabile professore e i privilegi di classe a causa del matrimonio con Lola-Lola, il protagonista si è ormai unito alla compagnia mobile di varietà e trasformato in un clown per sbarcare il lunario.

Una delle scene più intense e vibranti della storia del cinema è quella in cui il professore viene costretto dal mago ad esibirsi, cantando come un povero gallo dalla testa vuota, di fronte al pubblico della sua città che lo conosceva come un uomo rispettabile, mentre Lola-Lola dietro le quinte bacia un altro uomo, prima che si completi la parabola del suo totale autoannientamento umano e sociale. Le inquietanti suggestioni dell’espressionismo tedesco risuonano come bagliori nelle ambientazioni in esterno e nella miseria grottesca di una vita umana priva di senso.